Che cos’è l’arte concettuale?

Sai quando è arte concettuale quando dici: “Lo potevo fare anch’io!” o quando ti trovi in vera difficoltà in una galleria d’arte contemporanea dove la maggior parte delle persone apprezzano un quadro totalmente bianco o una sedia molto simile a quella di casa tua, ma non capisci perché costa milioni di dollari.

Il perché diventa più importante del come. Questa è una breve definizione di arte concettuale. L’arte oggi giorno non si pone più la domanda: “Come lo hai fatto?” ma “Perché lo hai fatto?” Ovvero quell’arte in cui i concetti e le idee espresse sono più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa. Oggi tutta l’arte è concettuale, anche quell’arte che “capisci“. Ad esempio come la pittura figurativa: se non è concettuale, non esiste. L’arte oggi è l’idea, il concetto!

Nell’arte concettuale l’idea o il concetto è l’aspetto più importante del lavoro. Quando un’artista utilizza una forma concettuale di arte, significa che tutta la pianificazione e le decisioni sono prese in anticipo e l’esecuzione è un affare superficiale. L’idea diventa una macchina che rende l’arte.

Sol LeWitt

Il 1917 e una Fontana

Si potrebbe dire che ufficialmente dal 1917 in poi l’arte è concettuale. Perché, cosa accadde in quell’anno? Un evento che cambiò per sempre la storia dell’arte. Fu l’Aprile del 1917 quando Marcel Duchamp decise di comprare un orinatoio per capovolgere l’arte. Un capovolgimento, ecco cosa accadde in quell’anno. Duchamp acquistò un orinatoio, scrisse R. Mutt e dopo lo capovolse a 90 gradi, intitolandolo Fontana. Un gesto che solo al pensiero di farlo avrebbe fatto ribaltare le salme di tanti artisti del passato… oppure no? Quel gesto a 90 gradi fu un evoluzione di quella che abbiamo sempre chiamata Arte. Un pò come i piedi sporchi dei santi dipinti da Caravaggio tra la fine del 1500 e gli albori del 1600.

Una sedia o tre sedie?

Invece più complesso dell’arte concettuale fu Joseph Kosuth. Tra i suoi lavori più famosi abbiamo Una e tre sedie. Con quest’opera potremmo dire che lui definì visualmente l’arte concettuale. La composizione dell’opera concettuale comprende una vera sedia, una sua riproduzione fotografica (della stessa sedia) ed un pannello su cui era stampata la definizione dal dizionario della parola sedia. L’artista voleva che la sua opera portasse l’osservatore a meditare sulla relazione tra immagine e parola.

Con il suo lavoro J. Kosuth cercò di presentare i modi in cui comprendiamo il mondo che ci circonda, attraverso il nostro essere fisico e attraverso il linguaggio.

In una e tre sedie, Kosuth “semplicemente” mise tutto davanti a noi; si impegnò nello studio dell’atto stesso di vedere il mondo che ci circonda. L’opera presenta i modi in cui un’idea, come una sedia, può essere capita o compresa. C’è la vera sedia (fisicamente di fronte a noi), c’è una definizione di sedia (com’è intesa nel linguaggio) e c’è un’immagine (una fotografia di una sedia che rappresenta come la sedia ci appare nel nostro pensiero). Un’opera d’arte personalmente geniale.

Bibliografia

Se vuoi conoscere di più sull’arte concettuale ecco un piccolo elenco di ottimi libri da leggere sull’argomento.

Se ti senti ispirato condividi nei commenti il concetto che vorresti comunicare quando fai arte.

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