Introduzione alla linea “Statue e busti”

Proprio oggi non posso non ricordarmi di quando ero al liceo artistico e la professoressa ci faceva disegnare le statue. Quei marmi bianchi, freddi e poco espressivi non mi stimolavano un granché, ma quell’esercizio fu utile per conoscere le proporzioni, la struttura del volto e inoltre fu un inizio per imparare a disegnare.

 

Statue: più che pietre di marmo

Le statue sono più che una pietra di marmo. Queste sono capaci di raccontare la storia che ha modellato delle civiltà. Oggi, attraverso le forme, nei loro occhi e nei colori persi a causa del tempo le statue ci fanno riflettere su quanto tempo è trascorso e quante vite sono passate con loro. Busti e statue bianche ci ricordano che viviamo fino ad un certo punto e poi siamo storia.

Le luci e le ombre su di loro ci ricordano il passare del giorno e l’arrivo della notte. L’uomo nella storia con le sue battaglie, le sue corse, la sua vanità, il suo correre dietro al vento: è questo ciò che ci ricordano quei marmi bianchi.

 

Statue e busti

Il disegno e le statue

Disegnare una statua o un busto non è semplicemente rappresentare o copiare su carta un’opera di un altro artista. Piuttosto, è interagire con la statua e lasciarsi raccontare da lei i suoi sogni, le sue battaglie, la sua storia e la sua fine. I disegni di questa serie rinforzano tutto ciò con segni, linee e sfumature evidenziandone alcuni particolari.

 

Il cerchio, ovvero, la linea retta della vita

Ricordo che ero al Museo Nazionale Archeologico di Napoli (MAN) e accompagnavo un amico americano facendogli da guida per spiegargli la storia che le statue esposte raccontavano. Vedevo busto dopo busto, statua dopo statua di celebri imperatori. Ad un certo punto arrivammo nella stanza dove erano esposti i sarcofagi di famiglie e grandi uomini dell’antica Roma. Questi uomini hanno fatto letteralmente la storia e hanno ambito a diversi obiettivi. Poi però, indistintamente dai loro obiettivi raggiunti, ad un certo punto della loro vita anche queste persone sono arrivate alla mèta. Il percorso nel museo mi sembrò proprio una metafora della vita che non ricorda tanto quella di un cerchio, piuttosto quella di una linea retta: un inizio e un mèta.

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